la questione di trieste e le autonomie confederali

la questione di trieste e le autonomie confederali

Essere a Trieste oggi, nei giorni in cui si ricordano i sessant’anni dalla riannessione di Trieste all’Italia, ha per me un significato particolare. Prima di essere un politico, infatti, sono stato per tanti anni uno storico, ed è per questo che ringrazio Davide Rossi per avermi invitato qui oggi: perché in questo modo, per preparare questo mio breve intervento, ho avuto la possibilità di ripercorrere un momento storico che avevo studiato e sul quale avevo riflettuto.

Attingendo a questo retroterra cercherò, quindi, di portare il mio contributo per mettere in correlazione la cosiddetta “questione di Trieste” con il contesto internazionale e la situazione dell’Italia in quegli anni.

Quando, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, il dialogo fra le superpotenze cessa definitivamente, al suo posto subentra quella che il giornalista americano Walter Lippmann ha efficacemente battezzato “guerra fredda”: non guerra guerreggiata, ma irriducibile e continua ostilità tra due blocchi.

Da una parte Stalin e la strategia di allargare sempre più il suo “impero” attraverso la comunistizzazione dell’Europa dell’Est, andando a creare un “cordone sanitario” di servili Stati cuscinetto, tutto in giustificazione del fatto di dover costruire una barriera difensiva contro una rinata Germania; dall’altra parte l’amministrazione americana di Truman, che interpreta la strategia staliniana come il primo passo di una campagna volta ad acquisire il controllo dell’intero continente europeo.

Per evitare ciò, gli Stati Uniti inaugurano un nuovo corso di politica estera. Il 12 marzo del 1947 Truman tiene uno storico discorso al Congresso americano, dove esprime quella che sarebbe stata presto battezzata “dottrina Truman”: l’impegno incondizionato da parte degli Stati Uniti, attraverso la concessione di aiuti d’emergenza, di «sostenere tutti i popoli liberi che resistono all’asservimento da parte di minoranze armate o da pressioni esterne».

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